|
A fronte di quella che è, a nostro avviso, una generale disinformazione circa la figura dello psicologo clinico ci siamo proposti di effettuare una ricerca che indagasse il grado di conoscenza/informazione riguardo le sue competenze professionali.
Abbiamo preso in esame due diversi gruppi di soggetti estratti casualmente dalla popolazione generale. Il primo campione è stato estratto dalla popolazione degli studenti provenienti dalla Facoltà di Psicologia 1 dell’Università “La Sapienza” di Roma (173 soggetti); il secondo campione è stato estratto dalla popolazione generale (122 soggetti).
Abbiamo ipotizzato che tra studenti e neo-laureati di psicologia, ci sia scarsa conoscenza riguardo le applicazioni delle proprie competenze nella loro futura professione e che tra le persone comuni, invece, ci sia scarsa informazione riguardo le prestazioni che uno psicologo può elargire.
Relativamente alla prima ipotesi, abbiamo valutato il grado di informazione circa le aree di intervento dello psicologo clinico: Valutazione Diagnostica, Testing, Trattamento e Riabilitazione.
Dai risultati (fig.1), sembra esserci una buona conoscenza riguardo l’argomento. Gli studenti sanno di poter accedere dopo la laurea alle aree di intervento di “Valutazione”(96,5%) e “Testing”(90,2%); mentre la percentuale è leggermente più bassa per le variabili “Trattamento”(73,4%) e “Riabilitazione”(72,3%).

In una successiva domanda abbiamo utilizzato i termini “Cura” e “Terapia” piuttosto che “Trattamento”, ed abbiamo notato che la differenza terminologica ha determinato diverse incongruenze illustrate nella figura 2.
Nonostante il 73,4% del totale sappia che lo psicologo può fare trattamento, solo il 51% degli stessi ha confermato il proprio parere rispondendo che lo psicologo può curare, il 58% ha sostenuto che lo psicologo non deve obbligatoriamente inviare il paziente ad un altro specialista dopo poche sedute (“non invio”) e
soltanto il 27% afferma la possibilità dello psicologo di fare terapia.

Questi dati mostrano una forte confusione (fig. 3) all’ interno del campione di studenti e neo-laureati della facoltà di Psicologia1 , dato non emerso nel primo grafico.

Capita frequentemente di sentir parlare dei "professionisti della salute
mentale" in termini di “psicologo” e “psichiatra”.
Sebbene il suffisso dei termini sia il medesimo, il percorso formativo cui va incontro chi vuole diventare psicologo è diverso e peculiare rispetto a quello seguito dai futuri psichiatri. A differenza di questi ultimi, che acquisiscono una specializzazione in psichiatria dopo aver conseguito una laurea in medicina e chirurgia, lo psicologo si laurea in psicologia e, una volta superato l’esame di
stato per l'abilitazione professionale, può iscriversi all’albo degli psicologi ed iniziare la sua attività.
Infatti che soltanto lo psicologo si è laureato in
psicologia.
Ci siamo chiesti se nella popolazione generale fosse diffusa un’informazione corretta sugli strumenti terapeutici (oppure sulle modalità terapeutiche) adottati da queste figure professionali che, pur essendo accomunate dall’ interesse per la salute del paziente, operano servendosi di conoscenze e tecniche diverse.
Lo strumento che lo psicologo utilizza preferenzialmente
per finalità di cura è il colloquio psicologico. La prescrizione di farmaci non rientra tra le sue competenze, essendo
in prerogativa dello psichiatra.
Abbiamo ipotizzato che (nell’immaginario collettivo) l’informazione intorno alle competenze ed alle tecniche terapeutiche dello psicologo sia spesso errata oppure tenda a sovrapporre la figura dello psicologo a quella dello psichiatra.
Per questo motivo, servendoci di un questionario, abbiamo voluto indagare il livello di conoscenza sulle competenze professionali dello psicologo in un campione casuale della popolazione.
Alla domanda “Lo psicologo può prescrivere farmaci?” abbiamo ottenuto delle risposte rappresentate in percentuale nel seguente grafico:

Su un campione totale di 122 soggetti (65 femmine – 57 maschi) di età compresa tra i 15 ed i 70 anni, è risultato che il 73% di essi ritiene che lo psicologo non possa prescrivere farmaci mentre il 24% gli attribuisce questa competenza.
Tuttavia, mentre dall’analisi delle percentuali totali emergerebbe una prevalenza piuttosto marcata del NO, dunque di un’informazione corretta sulle competenze dello psicologo, l’analisi delle percentuali parziali ottenute nelle singole fasce di età rivela una maggiore eterogeneità dei risultati.
In particolare possiamo supporre che nella maggior parte della popolazione indagata ci sia una certa confusione riguardo alle modalità di intervento dello psicologo: soltanto la popolazione della fascia d’età 21- 30 anni risulta essere correttamente informata riguardo al fatto che la prescrizione di farmaci non sia prerogativa della professionalità psicologica.
Al contrario, nella fascia d’età 51 in su’ troviamo la più alta percentuale di soggetti (39%) che ritiene che lo psicologo possa prescrivere farmaci a fronte del 57% che al contrario non gli attribuisce questa prerogativa.
Nella tabella 1 di seguito riportiamo i dati (tra parentesi sono indicate le frequenze grezze delle singole fasce d’età):

Un’altra area di nostro interesse ha riguardato le motivazioni che spingerebbero un soggetto a rivolgersi ad uno psicologo. La domanda aperta che abbiamo posto ai soggetti del medesimo campione “Per quali problematiche o disturbi si rivolgerebbe allo psicologo?” ha ottenuto una varietà di risposte che abbiamo raggruppato in tre categorie:
- Disturbi specifici: disturbi d’ansia (fobie, attacchi di panico), disturbi sessuali, disturbi dell’alimentazione, depressione etc…
- Eventi di vita: in cui rientrano risposte quali “migliore comprensione di sé”, “superamento di un lutto” etc…
- Nessuno: in cui abbiamo inserito le risposte come “non mi rivolgerei allo psicologo per nessun tipo di problema” oppure “non ne avrò mai bisogno”.
Di seguito riportiamo il grafico delle percentuali relative alle risposte ottenute nelle singole fasce di età:

E’ emerso che il 41% della totalità dei soggetti si rivolgerebbe allo psicologo in caso di DISTURBI SPECIFICI, il 47% per risolvere problemi legati ad EVENTI DI VITA, mentre il 12% del campione afferma che non ricorrerebbe all’intervento psicologico per NESSUN tipo di
problema.
TABELLA
2

Dall’osservazione di questo quadro emerge che nel campione totale la richiesta d’ intervento psicologico è motivata in misura leggermente superiore dalla presenza di eventi di vita considerati critici piuttosto che dalla presenza di disturbi specifici.
Dall’analisi dei dati parziali (ved. Tab. n. 2) emerge che:
- Nella fascia d’età 15-20 i soggetti intervistati hanno affermato che si rivolgerebbero allo psicologo più per problematiche legate ad eventi di vita piuttosto che per disturbi specifici.
- Al contrario, nella fascia d’età 51 in su il ricorso allo psicologo sarebbe prevalentemente motivato da disturbi specifici.
- Nel campione composto dai soggetti di età compresa tra 21 e 50 anni si ha una leggera prevalenza del ricorso allo psicologo per eventi di vita sul ricorso in caso di disturbi. E’ anche la fascia di età in cui si presenta la più alta percentuale di soggetti che, qualora si trovassero in difficoltà, non si rivolgerebbero allo psicologo.
d'Ambrosio, A., Luppino, O.I. et Al. (2006).
L'informazione sulle competenze
dello psicologo
tra gli studenti di psicologia e l'utenza
generale.
Infopsi.com, Roma 09.12.2006.
stesura del testo ed elaborazione dati
Benedetta D'Angelis, Orsola Monteleone, Michela Perrella,
Lilian Pizzi, Susanna Santillo
altri collaboratori
Valentina Miceli, Sara Reggimenti
|